Il Rapporto di AlmaLaurea sui Percorsi di laurea ha analizzato le performance formative di circa 335 mila laureati del 2025 di 81 università. In particolare, si tratta di 195 mila laureati di primo livello, 107 mila dei percorsi magistrali biennali e 33 mila a ciclo unico.
Il Rapporto di AlmaLaurea sugli Esiti occupazionali della laurea ha analizzato circa 700 mila laureati, di 81 università, di primo e secondo livello del 2024, 2022 e 2020 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.
I laureati nel 2025 dell’Università dell’Insubria coinvolti nel XXVIII Rapporto sui Percorsi di laurea sono 2.248. Si tratta di 1.562 di primo livello, 403 magistrali biennali e 283 a ciclo unico.
Per esigenze di sintesi si riporta in questa sede l’analisi delle performance formative dei laureati di primo livello e dei laureati magistrali biennali, ma si rimanda alle tabelle di sintesi per i dati sui laureati magistrali a ciclo unico.
La quota di laureati di cittadinanza estera è complessivamente pari al 4,0%: il 2,6% tra i triennali e il 7,7% tra i magistrali biennali.
Il 6,6% dei laureati proviene da fuori regione; in particolare è il 6,3% tra i triennali e il 7,7% tra i magistrali biennali.
È in possesso di un diploma di tipo liceale — classico, scientifico, linguistico — il 56,6% dei laureati: è il 52,8% per il primo livello e il 52,4% per i magistrali biennali. Possiede un diploma tecnico il 35,1% dei laureati: è il 38,9% per il primo livello e il 38,2% per i magistrali biennali. La restante quota dei laureati possiede un diploma professionale o estero.
L’età media alla laurea è 25,1 anni per il complesso dei laureati, nello specifico di 24,3 anni per i laureati di primo livello e di 26,8 anni per i magistrali biennali. Un dato su cui incide il ritardo nell’iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore.
Il 64,3% dei laureati termina l’università in corso: in particolare è il 60,8% tra i triennali e il 79,7% tra i magistrali biennali.
Il voto medio di laurea è 101,7 su 110: 99,1 per i laureati di primo livello e 107,7 per i magistrali biennali.
* Per il calcolo delle medie il voto di 110 e lode è stato posto uguale a 113.
Il 61,0% dei laureati ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi: è il 62,6% tra i laureati di primo livello e il 56,7% tra i magistrali biennali, valore, quest’ultimo, che cresce al 76,1% considerando anche coloro che l’hanno svolto solo nel precedente triennio.
Ha compiuto un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal corso di laurea — Erasmus in primo luogo — il 13,2% dei laureati: il 9,7% per i triennali e il 18,3% per i magistrali biennali, quota, quest’ultima, che sale al 23,7% considerando anche coloro che le hanno compiute solo nel precedente triennio.
Il 71,7% dei laureati ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari: è il 74,7% tra i laureati di primo livello e il 69,1% tra i magistrali biennali.
Per analizzare la soddisfazione per l’esperienza universitaria appena conclusa si è scelto di prendere in considerazione l’opinione espressa dal complesso dei laureati in merito ad alcuni aspetti.
L’87,3% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l’83,0% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. L’82,0% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto delle attività didattiche svolte. Più in generale, l’88,4% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria nel suo complesso.
E quanti si iscriverebbero di nuovo all’Università? Il 66,8% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 6,6% si riscriverebbe allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.
L’Indagine sugli Esiti occupazionali della laurea ha riguardato complessivamente 3.341 laureati dell’Università dell’Insubria. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2024 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2020 e intervistati dopo cinque anni.
L’Indagine ha coinvolto 1.573 laureati triennali del 2024 contattati dopo un anno dal titolo, nel 2025.
Il 48,5% dei laureati di primo livello, dopo il conseguimento del titolo, decide di proseguire il percorso formativo con un corso di secondo livello, marginale la quota di chi si iscrive ad un corso triennale. Dopo un anno, il 47,3% risulta ancora iscritto all’università, di cui il 56,0% nello stesso ateneo. Per un’analisi più puntuale, pertanto, vengono di seguito fotografate le performance occupazionali dei laureati di primo livello che, dopo l’ottenimento del titolo, hanno scelto di non proseguire gli studi universitari e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro.
Isolando quindi i laureati triennali dell’Università dell’Insubria che, dopo il titolo, non si sono mai iscritti a un corso di laurea, pari al 48,3%, è possibile indagare le loro performance occupazionali a un anno dal titolo.
A un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione — si considerano occupati tutti coloro che sono impegnati in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione — è dell’87,7%, mentre quello di disoccupazione — calcolato sulle forze di lavoro, cioè su coloro che sono già inseriti o intenzionati a inserirsi nel mercato del lavoro — è pari al 6,6%.
Tra gli occupati, il 23,3% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 26,5% ha invece cambiato lavoro; il 50,0% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo.
Il 40,7% degli occupati può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 22,1% su un contratto alle dipendenze a tempo determinato. Il 9,3% svolge un’attività in proprio, come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore.
Il lavoro part-time coinvolge complessivamente il 12,5% degli occupati: il 5,1% lavora a tempo parziale per scelta, per il 7,4%, invece, si tratta di part-time involontario. La retribuzione è in media di 1.549 euro mensili netti.
Ma quanti fanno quello per cui hanno studiato? Si è presa in esame l’efficacia del titolo, che combina la richiesta della laurea per l’esercizio del lavoro svolto e l’utilizzo, nel lavoro, delle competenze apprese all’università. Il 60,4% degli occupati considera il titolo molto efficace o efficace per il lavoro svolto. Più nel dettaglio, il 54,4% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università.
I laureati di secondo livello del 2024 contattati dopo un anno dal titolo sono 671, di cui 385 magistrali biennali e 286 magistrali a ciclo unico; quelli del 2020 contattati a cinque anni sono 518, di cui 269 magistrali biennali e 249 magistrali a ciclo unico.
Tra i laureati di secondo livello del 2024 intervistati a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione — si considerano occupati quanti sono impegnati in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione — è pari al 90,5%, 92,3% tra i magistrali biennali e 88,1% tra i magistrali a ciclo unico. Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari al 4,1%, 4,0% tra i magistrali biennali e 4,1% tra i magistrali a ciclo unico.
Il 16,6% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 14,8% ha invece cambiato lavoro; il 68,1% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Tra i laureati magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 25,9%, 16,2% e 57,4%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 4,3%, 12,9% e 82,2%.
Il 20,6% degli occupati può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato mentre il 18,7% su un contratto alle dipendenze a tempo determinato. Il 16,6% svolge un’attività in proprio, come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore. Tra i magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 33,3%, 25,5% e 5,6%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 3,7%, 9,8% e 31,3%.
Il lavoro part-time coinvolge complessivamente il 15,0% degli occupati, 9,3% tra i magistrali biennali e 22,7% tra i magistrali a ciclo unico: l’8,4% lavora a tempo parziale per scelta, per il 6,6%, invece, si tratta di part-time involontario. La retribuzione è in media di 1.693 euro mensili netti, 1.582 euro per i magistrali biennali e 1.839 euro per i magistrali a ciclo unico.
Il 73,4% degli occupati ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo, il 58,5% tra i magistrali biennali e il 92,5% tra i magistrali a ciclo unico; inoltre, il 66,0% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite durante il percorso di studi, 50,5% tra i magistrali biennali e 86,5% tra i magistrali a ciclo unico.
Il tasso di occupazione dei laureati di secondo livello del 2020, intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo, è pari al 96,3%, 97,3% per i magistrali biennali e 95,2% per i magistrali a ciclo unico. Il tasso di disoccupazione è pari all’1,4%, 0,7% per i magistrali biennali e 2,1% per i magistrali a ciclo unico.
Gli occupati assunti con contratto a tempo indeterminato sono il 49,1%, mentre gli occupati con un contratto a tempo determinato sono l’8,8%. Svolge un’attività in proprio il 15,2%. Tra i magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 67,1%, 10,5% e 12,6%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 30,7%, 7,1% e 17,9%.
Il lavoro part-time coinvolge complessivamente il 5,3% degli occupati, 6,3% tra i magistrali biennali e 4,3% tra i magistrali a ciclo unico: il 2,8% lavora a tempo parziale per scelta, per il 2,5%, invece, si tratta di part-time involontario. Le retribuzioni arrivano in media a 2.145 euro mensili netti, 2.042 euro per i magistrali biennali e 2.252 euro per i magistrali a ciclo unico.
Il 78,7% degli occupati ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro svolto, è il 65,2% tra i magistrali biennali e il 92,6% tra i magistrali a ciclo unico; il 69,6% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università, 59,4% tra i magistrali biennali e 80,0% tra i magistrali a ciclo unico.
Ma dove vanno a lavorare? Il 58,7% dei laureati è inserito nel settore privato, mentre il 39,6% nel pubblico; l’1,1% lavora nel non-profit. L’ambito dei servizi assorbe l’84,5%, mentre l’industria accoglie il 13,8% degli occupati; 0,4% la quota di chi lavora nel settore dell’agricoltura. Il 78,4% è occupato nella regione sede dell’ateneo, l’11,7% in un’altra regione italiana mentre il 9,2% lavora all’estero.