Otto Marzo: maschile o femminile? Le parole che cambiano la prospettiva nel "Vocabolario di studi di genere" dell'Università dell'Insubria

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Vocabolario studi di genere
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In occasione dell’Otto Marzo, Giornata internazionale della donna, l’Università dell’Insubria, invita «a guardare con attenzione il linguaggio che usiamo ogni giorno. Perché le parole non sono mai neutrali: raccontano la società, i ruoli, i cambiamenti culturali», come ricorda la professoressa Paola Biavaschi, delegata della Rettrice all’Uguaglianza di genere e alle Pari opportunità.

Da questa consapevolezza lo scorso anno è nato il «Vocabolario di studi di genere», volume curato da Paolo Nitti, docente dell’Università dell’Insubria, pubblicato da Franco Cesati Editore. Il progetto è stato realizzato con il contributo del Dottorato di ricerca in Diritto e Scienze umane dell’ateneo e si inserisce nelle attività della Cattedra Unesco dell’Insubria dedicate ai temi delle pari opportunità e dell’inclusione. 

Il volume, con la prefazione della professoressa Barbara Pozzo, raccoglie decine di voci dedicate agli studi di genere e nasce con un obiettivo preciso: offrire uno strumento rigoroso ma accessibile per comprendere come il linguaggio descriva identità, relazioni e dinamiche sociali. Non si limita a definire i termini, ma ne ricostruisce l’evoluzione storica e culturale, mostrando come le parole cambino insieme alla società. 

Sfogliando il vocabolario si incontrano parole ormai diffuse nel dibattito pubblico e altre meno conosciute:

  • abilismo, che indica atteggiamenti discriminatori verso le persone con disabilità;
  • amatonormatività, cioè l’idea diffusa che la realizzazione personale passi necessariamente da una relazione romantica;
  • agender, termine che descrive chi non si riconosce in un’identità di genere definita. 

Ma il cambiamento passa anche da parole molto più quotidiane.
Per esempio:

  • sindaco / sindaca
  • avvocato / avvocata
  • architetto / architetta
  • ministro / ministra
  • professore / professoressa

Per molto tempo, nella lingua italiana, professioni e cariche pubbliche sono state nominate quasi esclusivamente al maschile anche quando a ricoprirle erano donne. Il vocabolario invita proprio a riflettere su questi meccanismi linguistici e culturali, che non sono soltanto grammaticali ma raccontano anche la storia della società. 

Il «Vocabolario di studi di genere» nasce dunque come strumento di studio, ma anche come invito a un uso più consapevole delle parole: un tema che riguarda da vicino il mondo dell’informazione, della scuola e della comunicazione.

Il volume, in vendita nei canali tradizionali e online, è inoltre presente nella biblioteca di Economia ed inserito nel programma di esame di Linguistica educativa. 

Data ultimo aggiornamento: 06 Marzo 2026