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Rapporto AlmaLaurea 2026: all’Università dell’Insubria dottorati orientati alla ricerca, all’internazionalizzazione e all’alta qualificazione

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Il Rapporto AlmaLaurea 2026 sul Dottorato di ricerca, giunto alla sua XI edizione, analizza i percorsi formativi dei dottori di ricerca di 50 atenei e gli esiti occupazionali di quelli di 64 atenei. Per l’Università dell’Insubria, la rilevazione riguarda 76 persone che hanno conseguito il dottorato nel 2025 e 64 dottori di ricerca del 2024, intervistati a un anno dal titolo. 

I risultati restituiscono il profilo di un’esperienza formativa caratterizzata da un’elevata partecipazione alle attività di ricerca, da una significativa apertura internazionale e da un forte utilizzo nel mondo del lavoro delle competenze acquisite.

Tra coloro che hanno conseguito il dottorato nel 2025, il 20% ha frequentato un percorso in collaborazione con le imprese, attraverso un dottorato industriale o in alto apprendistato, mentre il 12% ha ottenuto un titolo congiunto, doppio o multiplo. Il 14,5% ha cittadinanza estera e il 10,7% ha conseguito la laurea in un ateneo straniero.

I dati evidenziano inoltre la capacità dell’Insubria di attrarre laureate e laureati provenienti da altri contesti universitari. Il 38,7% ha infatti svolto il dottorato nello stesso ateneo in cui aveva conseguito la laurea, una quota inferiore al dato complessivo del 56,5%, mentre il 50,7% proveniva da un altro ateneo italiano. Tra coloro che si sono laureati in Italia, il 70,1% aveva ottenuto 110 e lode. L’età media al conseguimento del dottorato è di 31,5 anni e il 60,5% ottiene il titolo entro i 30 anni.

La scelta di intraprendere il percorso risulta prevalentemente consapevole e programmata: l’80% aveva già intenzione di iscriversi a un dottorato al momento della laurea. Tra le principali motivazioni figurano il miglioramento della formazione culturale e scientifica, indicato dal 78,7%, la possibilità di svolgere attività di ricerca e studio in ambito accademico, rilevante per il 54,7%, e il miglioramento delle prospettive lavorative, scelto dal 52%. Il 90,7% ha beneficiato di un finanziamento durante il percorso, una percentuale superiore alla media complessiva dell’85,6%.

Particolarmente significativa è la partecipazione alle attività formative e scientifiche. L’86,7% ha seguito abitualmente attività strutturate all’interno del corso, il 77,3% è stato coinvolto in gruppi di ricerca e l’88% ha realizzato almeno una pubblicazione. Tra questi ultimi, l’86,4% ha pubblicato in lingua inglese.

Oltre la metà, il 52%, ha trascorso un periodo di studio o ricerca all’estero e, nel 30,8% dei casi, l’esperienza ha avuto una durata superiore a sei mesi. Il livello di soddisfazione per il periodo internazionale raggiunge un punteggio medio di 8,5 su 10.

Positiva anche la valutazione delle competenze sviluppate durante il dottorato. L’acquisizione di nuove competenze e abilità specifiche ottiene un punteggio medio di 8,1 su 10, la padronanza delle tecniche di ricerca 7,9 e l’approfondimento dei contenuti teorici 7,7.

Il 48% dichiara che, potendo tornare al momento dell’iscrizione, sceglierebbe nuovamente lo stesso corso di dottorato all’Università dell’Insubria. Il 5,3% frequenterebbe un altro dottorato nello stesso ateneo, il 12% sceglierebbe un’altra università italiana e il 18,7% si orienterebbe verso un percorso all’estero. Il 69,3% ritiene inoltre che, nel proprio settore disciplinare, le opportunità professionali siano maggiori fuori dall’Italia.

A un anno dal titolo lavora l’86,7% dei dottori di ricerca

La seconda parte del Report approfondisce gli esiti occupazionali di 64 persone che hanno conseguito il dottorato all’Insubria nel 2024 e sono state contattate a un anno dal titolo. Il tasso di occupazione è pari all’86,7%, mentre quello di disoccupazione, calcolato sulle persone inserite nel mercato del lavoro, si attesta al 7,1%.

Il 74,3% degli occupati è entrato nel mercato del lavoro soltanto dopo il conseguimento del dottorato, mentre il 22,9% ha proseguito un’attività avviata precedentemente. Tra gli occupati, il 48,7% svolge un’attività sostenuta da un assegno di ricerca, il 17,9% ha un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato e il 25,6% un contratto a tempo determinato. Lo smart working coinvolge il 51,3%.

Il 97,3% svolge una professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione. In particolare, il 67,6% lavora come ricercatore o tecnico laureato in università, una percentuale superiore al dato complessivo del 57,3%. L’82,9% svolge attività di ricerca in misura elevata durante la propria giornata lavorativa, rispetto a una media generale del 66,5%.

Le competenze acquisite trovano una concreta applicazione nel lavoro: l’85,7% dichiara di utilizzarle in misura elevata e l’88,2% considera il dottorato molto efficace o efficace per l’attività professionale svolta. Anche in questo caso il risultato dell’Insubria supera il dato complessivo, pari al 76%.

La retribuzione mensile netta media è di 1.677 euro. L’89,7% lavora nel settore pubblico, il 10,3% in quello privato; il 92,3% è occupato nei servizi e il 7,7% nell’industria. Dal punto di vista geografico, l’87,2% lavora nelle regioni del Nord, il 2,6% nel Mezzogiorno e il 10,3% all’estero.

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Data ultimo aggiornamento: