Si è svolto questa mattina, mercoledì 23 settembre, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi dell’Insubria a Varese, l’incontro dedicato alla presentazione del «Protocollo operativo per la gestione dei casi di violenza di genere nella scuola».
La mattinata ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della scuola e dell’università per approfondire il ruolo della comunità scolastica nella prevenzione e nella gestione delle situazioni di violenza di genere. Il Protocollo nasce dalla collaborazione tra Ufficio Territoriale del Governo di Varese, Ufficio Scolastico Territoriale di Varese, Università degli Studi dell’Insubria e LIUC – Università Cattaneo.
Al centro dell’incontro sono stati il riconoscimento dei segnali di rischio, le procedure di intervento e la collaborazione tra scuola, famiglie, servizi territoriali e istituzioni. Il documento punta a offrire a dirigenti scolastici, docenti e personale educativo uno strumento condiviso per affrontare situazioni che richiedono particolare attenzione e competenza.
Protagonisti della mattinata sono stati anche gli studenti. Quelli dell’ITC Einaudi di Varese hanno presentato un progetto dedicato alla prevenzione, con gli interventi delle professoresse Maria Rosaria Maggio e Angela Carbone. Silvia Nanni e Lelia Mazzotta Natale hanno quindi illustrato il Protocollo operativo.
La mattinata si è conclusa con il contributo degli studenti del Liceo Frattini di Varese, in rappresentanza delle scuole della Rete provinciale «Questo non è amore», insieme alle professoresse Alessandra Frattini, Mariagiovanna Micali e Silvia Bottazzini.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti del Prefetto di Varese Salvatore Pasquariello; del dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese Giuseppe Carcano; della delegata per l’Uguaglianza di genere e le Pari opportunità dell’Università degli Studi dell’Insubria Paola Biavaschi; della delegata del Rettore a Next Generation e Inclusione della LIUC – Università Cattaneo Eliana Alessandra Minelli; del direttore generale e del presidente della BCC Busto Garolfo e Buguggiate Roberto Solbiati e Roberto Scazzosi.
L’incontro si è inserito in un percorso di collaborazione tra istituzioni e mondo della scuola, con l’obiettivo di rafforzare, a partire dalla comunità scolastica, una cultura della prevenzione, del rispetto e della parità di genere.
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Di seguito proponiamo il testo dell'intervento della professoressa Paola Biavaschi.
Smontare insieme il “sistema” della violenza di genere
Il fenomeno della violenza di genere è particolarmente complesso e coinvolge tutta la società; proprio per questo è arduo riuscire a sradicarlo in profondità. Le discriminazioni di genere nella loro risalenza sono un dato antropologico all’interno della nostra cultura: raccontano una storia di potere, non di amore; portano con sé un mosaico di comportamenti e di atteggiamenti mentali, nessuno dei quali innocui: “le parole fanno più male delle botte”, scriveva Carolina Picchio, e, infatti, costruiscono lentamente un quadro nel quale le persone crescono e vivono, plasmando le coscienze, costruendo le personalità.
Stereotipi, autocensure e censure, body shaming, hate speech, gaslighting, mansplaining, discriminazioni sul lavoro, violenza economica, psicologica, fisica, revenge porn, femminicidi: non sono solo un escalation, sono soprattutto un sistema, che, come tale, va eroso e smantellato con pazienza ed energia. Il fatto che alcune di queste parole siano in inglese non significa affatto che i fenomeni che esse descrivono siano alieni rispetto alla nostra quotidianità, bensì soltanto che tali condotte sono state riconosciute e sanzionate prima in altri ordinamenti giuridici. Non siamo immuni, siamo semplicemente in ritardo.
Indubitabilmente molto si è fatto negli ultimi decenni, a livello normativo e sociale, ma molto c’è ancora da fare per contrastare, ma soprattutto per prevenire: questo vademecum è rivolto alle scuole e risponde a domande concrete, traducendo, in modo pratico e conciso, le domande in risposte. I messaggi sono semplici e diretti, eppure, dietro a questo, come a tanti altri progetti volti a tutelare le vittime di violenza di genere, c’è un lavoro di squadra.
L’unico mezzo che si può utilizzare per sconfiggere fenomeni così pervasivi e radicati, antichi quanto la memoria storica, è, infatti, una sinergia di intenti tra istituzioni, ognuna delle quali ha un compito preciso all’interno della società; solo il coordinamento e la collaborazione di tutti potrà portare a un accerchiamento del problema e alla sua eliminazione, perché le vittime di qualsiasi forma di violenza non si devono mai sentire sole, dall’inizio alla fine dell’iter, con una particolare delicatezza se sono in età scolare; al contrario, devono essere accompagnate e rassicurate, per evitare ogni forma di vittimizzazione secondaria o di abbandono lungo il percorso, ma soprattutto per far sì che possano aprirsi con persone di cui si fidano.
La scuola è ambiente educativo per eccellenza, ove imparare ad essere cittadine e cittadini: non a caso, nel vademecum, tornano parole fondamentali: “rete”, “insieme”, “educazione”, “presidio”, “legalità”. La violenza va sconfitta insieme, facendo rete tra istituzioni, e la scuola come presidio educativo è un avamposto della legalità, ove tutti, uomini e donne, ragazzi e ragazze, insegnanti e discenti, sono custodi attenti e vigilanti del benessere del singolo. Per stare bene tutti, deve stare bene ognuno.
Paola Biavaschi
Delegata per l’uguaglianza di genere e per le pari opportunità
Università degli Studi dell’Insubria
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(Nella fotografia, da sinistra: Diego Trogher, vicepresidente Bcc; Giuseppe Carcano, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese; la giurista Silvia Nanni; Marco Magrini, presidente della Provincia di Varese; il prefetto Salvatore Pasquariello; Leila Mazzotta Natale; la professoressa Paola Biavaschi; Angela De Santis, vicequestore vicaria; Alessandro De Vito, comandante provinciale dei Carabinieri di Varese; Giulio Bernabei, vicecomandante dei Vigili del Fuoco di Varese)