Un importante contributo scientifico dell’Università degli Studi dell’Insubria è stato pubblicato su «The Lancet», la più autorevole rivista medica internazionale, prima su 336 periodici nella categoria «Medicine, General & Internal» e con un impact factor superiore a 109.
Tra gli autori dell’articolo scientifico «Advancing the relevance of clinical trials for older patients» figura la professoressa Luigina Guasti, direttrice del Dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Insubria, presidente del Council for Cardiology Practice e della Task Force di Cardiologia Geriatrica della Società Europea di Cardiologia.
L’articolo – che si può leggere al link https://authors.elsevier.com/c/1nP-8V-4XWUtQ – affronta una delle principali sfide della medicina contemporanea: garantire che i trials, ovvero gli studi clinici, siano realmente rappresentativi della popolazione anziana, oggi la fascia di età in più rapida crescita e quella che più frequentemente necessita di cure. L’invecchiamento è infatti accompagnato da condizioni come fragilità, multimorbidità e deficit cognitivi che rendono difficile applicare ai pazienti anziani risultati ottenuti su popolazioni più giovani e selezionate.
Il lavoro analizza le principali barriere che limitano la partecipazione degli anziani agli studi clinici e raccoglie le migliori strategie già sperimentate a livello internazionale per superarle. Tra le priorità individuate vi sono il reclutamento di un numero adeguato di pazienti anziani, criteri di inclusione meno restrittivi, interventi terapeutici adattati all’età e la scelta di obiettivi realmente significativi per questa popolazione, come il mantenimento dell’autonomia, delle capacità cognitive e della qualità della vita, accanto agli indicatori tradizionali di efficacia delle cure.
Lo studio evidenzia inoltre che, per favorire la partecipazione degli anziani, è necessario semplificare le procedure di arruolamento, prevedere un maggiore supporto ai pazienti e ai caregiver e includere anche persone che in passato venivano frequentemente escluse dagli studi, come quelle con fragilità o deterioramento cognitivo. Vengono inoltre presentati esempi di studi clinici che hanno già adottato con successo questi approcci, dimostrando che è possibile produrre evidenze scientifiche più vicine alla realtà clinica e quindi più utili nella pratica quotidiana.
«L’aumento dell’età media della popolazione rende indispensabile produrre evidenze scientifiche realmente applicabili ai pazienti anziani – spiega la professoressa Luigina Guasti. –. Per praticare una medicina basata sulle prove è necessario che gli studi clinici rappresentino la complessità di questa popolazione e prendano in considerazione non solo la durata della vita, ma anche aspetti fondamentali come l’autonomia funzionale, la qualità della vita e le preferenze dei pazienti. Superare le barriere che ancora oggi limitano la partecipazione degli anziani agli studi significa migliorare la qualità delle cure per milioni di persone».
Nelle conclusioni gli autori sottolineano che la popolazione anziana continuerà a crescere rapidamente e che la ricerca clinica dovrà evolversi di conseguenza. Rendere gli studi clinici più inclusivi significa ottenere risultati più affidabili e realmente applicabili alla pratica clinica quotidiana, contribuendo a migliorare l’assistenza e le terapie per una quota sempre più ampia della popolazione.