Il 16 febbraio, al Teatro Sociale di Como, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione del 28° anno accademico dell’Università degli Studi dell’Insubria, in un clima di partecipazione e forte condivisione istituzionale. Al centro della mattinata il legame con il territorio, la responsabilità civile dell’università, l’impegno per ricerca e innovazione e un richiamo netto ai valori della pace, accostati a quelli olimpici del “più forti, insieme”.
Di seguito pubblichiamo integralmente gli interventi della Rettrice Maria Pierro, del direttore generale Antonio Romeo e della presidente del Consiglio generale degli studenti Asia Martina Di Lorenzo.
Il discorso inaugurale della rettrice Maria Pierro
Autorità civili, militari e religiose,
Onorevoli parlamentari,
Magnifiche Rettrici e Magnifici Rettori,
Delegate e delegati dei Rettori,
Illustri docenti e ricercatori,
Stimati colleghi del personale tecnico amministrativo e bibliotecario,
Carissime studentesse e Carissimi studenti,
Gentili ospiti,
un cordiale benvenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2025/2026 dell’Università degli studi dell’Insubria, il 28° dalla sua fondazione.
Questa è l’occasione per riflettere su quanto abbiamo fatto, e anche per condividere le azioni che abbiamo compiuto per consolidare e accrescere il ruolo del nostro Ateneo.
Le iniziative sono state numerose e mi limiterò a segnalarvene solo alcune senza volere, con questo, trascurarne altre, parimenti meritevoli.
Prima di farlo, permettetemi alcune considerazioni sollecitate, anzi, imposte dagli eventi dolorosi, e anche inaspettati, che si sono susseguiti in questo anno appena trascorso e che continuano purtroppo a verificarsi senza soluzione di continuità.
1. L’ingravescenza dei conflitti bellici e civili, di contrapposizioni assolute in cui la prepotenza è elevata a regola, anche nella quotidianità di ciascuno di noi, non può lasciarci indifferenti e richiede alcune valutazioni sul compito che l’Università svolge nella società civile.
L’Università, come dice anche il nostro Statuto, è istituzione con carattere laico, pluralista e libero da ogni condizionamento ideologico, politico o economico, dove il confronto si sviluppa su basi scientifiche e non su opinioni; e il rispetto per le idee diverse dalle proprie, senza timore di ritorsioni, è garantito.
È luogo di ricerca, di produzione e diffusione di conoscenza e competenza, dove l’elaborazione critica favorisce la formazione di competenze e di coscienze, libere dal conformismo cognitivo, e i saperi, le culture e i popoli si incontrano superando i confini e le divisioni.
Luogo in cui la scienza e la formazione possono e devono contribuire a prevenire e disinnescare ogni tipo di conflitto promuovendo una cultura di pace, di giustizia, di solidarietà e di collaborazione.
Per questo, proprio oggi, ribadiamo il ripudio per qualunque forma di intolleranza, di chiusura, di violenza, fisica e verbale, e facciamo nostre le parole di Papa Leone XIV e del Presidente Mattarella che ci hanno esortato a ‘disarmare le parole da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio”. L’Ateneo favorisce il dialogo interculturale, la cooperazione internazionale per educare le nuove generazioni alla responsabilità civile e alla soluzione pacifica dei conflitti.
Voglio manifestare, in questa occasione, la mia vicinanza a tutti i nostri studenti provenienti da zone di guerra, ai nostri colleghi e studenti iraniani e agli studenti della striscia di Gaza, i quali ultimi sono stati accolti nel nostro Ateneo in virtù del progetto promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dalla Conferenza dei Rettori.
L’Insubria conferma, in questo modo, il suo impegno per la tutela dei diritti fondamentali, quotidianamente violati e negati.
2. Le Università sono da sempre presidio di libertà di ricerca e di libertà di insegnamento, essenziali per l’esistenza stessa della democrazia. Libertà che garantiscono l’integrità e il progresso delle scienze e del pensiero, e che consentono allo studioso di distinguere le idee buone e verificate da quelle falsificate.
Libertà che in Italia, grazie al loro riconoscimento costituzionale, abbiamo la fortuna di esercitare senza pressioni o condizionamenti di alcun genere, e che dobbiamo riaffermare e difendere con forza, soprattutto alla luce di quello che si sta verificando laddove, in esito alla polarizzazione tra visioni alternative della società, sono stati adottati provvedimenti restrittivi della libertà accademica.
È a tutti noto che oltre oceano sono stati ridotti i finanziamenti alla ricerca, negati i visti a studenti e studiosi internazionali, soppresse le iniziative dedicate alla diversità, interferito nei programmi di insegnamento, rivisti i criteri di ammissione di studenti e di reclutamento dei professori che ora tengono conto, anche, degli orientamenti politici, delle opinioni espresse e della esposizione pubblica, e altro ancora.
Misure punitive, che, come primo effetto, hanno determinato l’esodo di molti talenti - professori e studenti - verso il Canada, il Regno Unito, l’Australia, ma anche verso l’Europa ove la libertà accademica è garantita e riconosciuta dalla Carta dei diritti Fondamentali, quale valore tutelato e difeso dalle Istituzioni dell’Unione che individuano in essa uno strumento per contrastare le derive autoritarie, promuovendone la protezione attraverso politiche attive.
Diverse sono le raccomandazioni rivolte alla Commissione europea negli anni, ma tra queste segnalo quella adottata il 17 gennaio 2024 con la quale il Parlamento europeo ha ribadito che la libertà della ricerca scientifica è un diritto universale e un bene pubblico, che deve essere promosso e tutelato e finanziato affinché l’etica e l’integrità e il progresso della ricerca non siano compromessi da interferenze politiche, finanziarie e ideologiche che potrebbero orientarne le finalità, influenzarne i metodi o i risultati, e incidere negativamente sul progresso, sullo sviluppo morale e materiale, riducendo la competitività globale dell'Europa.
In quest’ottica nel maggio 2025 è stata lanciata la campagna “Choose Europe”, finalizzata ad attrarre gli scienziati migliori e più brillanti del mondo per potenziare la ricerca sull'intelligenza artificiale, sulle tecnologie quantistiche, sullo spazio e sulle le biotecnologie, ‘trasformando’ le Università in pilastri della società.
3. Gli eventi d’oltre oceano impongono, pertanto, una diversa e nuova valorizzazione del ruolo istituzionale delle Università e della loro missione in Europa e negli Stati membri.
Come ha scritto Robert Post, professore di diritto costituzionale alla Yale Law School, ‘la libertà accademica dipende dal valore che la società attribuisce alle competenze e alle conoscenze disciplinari’ e, dunque, dipende dal riconoscimento che la società, l’opinione pubblica, e lo Stato assegnano all’Università, perché la conoscenza, la ricerca e la formazione creano valore pubblico e sono strumenti di progresso.
Proteggere e difendere l’Università, garantendo fondi strutturali essenziali per assicurare l’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, è pertanto una responsabilità collettiva, una responsabilità della nostra Repubblica.
4. I provvedimenti assunti con la legge di bilancio 2026 - che ha assegnato al comparto risorse importanti, nei limiti di quanto consentito dalla situazione economica congiunturale - mi pare depongano in questa direzione. Per non disperdere il capitale umano sono stati messi a disposizione fondi strutturali per cofinanziare, al 50 per cento, il reclutamento ‘straordinario’ di nuovi ricercatori tenure track tramite procedure di selezione riservate ad un contingente di ricercatori di tipo A, PNRR e non, con contratti in scadenza tra il 2025 e il 2026.
È stato introdotto il Piano Triennale della Ricerca con l’obbiettivo di assicurare una stabile pianificazione dei finanziamenti destinati alla ricerca di base e applicata, ed istìtuito un fondo unico, che assorbe e razionalizza i diversi stanziamenti preesistenti, e che dal 2026 sarà incrementato di 150 milioni di euro annui da destinare a progetti di rilevante interesse nazionale, per un totale di 409 milioni, nell’anno corrente. A questo si aggiungono quasi 600 milioni di euro di risorse PNRR per il finanziamento di 60 mila posti letto per studenti universitari, che saranno realizzati con il supporto di Cassa Depositi e Prestiti; e, ancora, il rifinanziamento del Fondo sport, per erogare, a studenti universitari, borse di studio per alti meriti sportivi.
Questo è quanto fatto a livello nazionale.
Da questi provvedimenti trarremo certamente beneficio, assicurando una gestione prudente delle risorse e che già cerchiamo di esercitare per garantire il reclutamento, gli investimenti, e i servizi alla comunità, ma anche per fronteggiare l’incremento dei costi.
A livello locale la Regione Lombardia ha destinato fondi importanti sia per la ristrutturazione di immobili pubblici da adibire a studentati nella sede di Como, sia per l’acquisizione di infrastrutture di ricerca per il trasferimento tecnologico. Fondamentale è poi il contributo delle Provincie di Como e Varese, dei sindaci di Como, Varese e Busto Arsizio, e degli enti territoriali che condividono e promuovono con noi importanti programmi e iniziative.
Il nostro ringraziamento va a tutti voi – al Presidente Fontana, all’Assessore Fermi, ai presidenti Bongiasca e Magrini, ai sindaci Rapinese, Galimberti e Antonelli, ai Presidenti delle Camere di Commercio e di Confindustria, e ai referenti di imprese e associazioni - che ci affiancate riconoscendo all’Ateneo un ruolo determinante.
Un ringraziamento particolare - è cosa di questi ultimi giorni - alla Camera di Commercio di Varese che facendo proprio il nostro desiderio di fare vivere l’Insubria anche nelle nostre città, ha messo a disposizione dell’Ateneo diversi locali del prestigioso palazzo delle Corporazioni sito nel centro delle città di Varese che destineremo ai corsi giuridico-umanistici. Un fondamentale passo nella giusta direzione. Grazie davvero.
5. L’anno appena trascorso è stato particolarmente intenso. Molte le progettualità. Insieme al Prorettore Vicario Umberto Piarulli, e con il supporto degli organi di Ateneo, del direttore generale dott. Antonio Romeo, dei componenti della comunità accademica, dei delegati - che ringrazio tutti per la condivisione e l’aiuto indispensabile che mi hanno offerto e per la dedizione che hanno sempre manifestato nell’esercizio dell’incarico assegnato e per l’Ateneo - siamo riusciti a rispettare gli impegni che abbiamo assunto.
Particolarmente sfidante è stata la gestione del semestre aperto per l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria che ha richiesto un importante lavoro di pianificazione e coordinamento, finalizzato a garantire un avvio coerente con le disposizioni legislative e ministeriali, attento all’accoglienza e al coinvolgimento degli studenti.
Fondamentale è stato il supporto della scuola di medicina, della delegata alla didattica, delle strutture tecnico-amministrative, ma soprattutto dei professori che hanno erogato le lezioni e che hanno affiancato i ragazzi pianificando, anche con il prezioso aiuto degli studenti degli ultimi anni del corso di laurea e dei dottorandi, esercitazioni integrative a supporto di una migliore preparazione degli aspiranti medici e odontoiatri. Abbiamo così saturato i posti a disposizione.
Chi non è stato ammesso, nessuno escluso, ha avuto ed ha ancora la possibilità di immatricolarsi ai corsi affini o a quelli attivati nel nostro Ateneo.
Abbiamo poi accolto le istanze degli stakeholder e convogliato le nostre energie nella progettazione di due nuovi corsi di laurea: il Corso triennale professionalizzante in Tecniche digitali per l’ambiente e le costruzioni che sarà offerto a Varese e il Corso Magistrale in Farmacia che sarà erogato tra Como e Busto Arsizio, dove stiamo elaborando progettualità che hanno per oggetto la creazione di nuovi laboratori scientifici e didattici. Formeremo quindi nuove professionalità per una platea di studenti che si è modificata e che richiede percorsi con contenuti adeguati all’evoluzione scientifica e a quella tecnologica.
6. L’impiego delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale sono fattore chiave di crescita, di progresso collettivo e di trasformazione della realtà. In ogni campo del sapere - scientifico e umanistico - la tecnologia non è più un semplice supporto, ma parte integrante del metodo didattico e scientifico.
L’intelligenza artificiale sta infatti ridefinendo in modo strutturale, anche i sistemi formativi, impattando sull’erogazione della didattica e sulle modalità di apprendimento: dall’uso dei visori siamo arrivati alla sperimentazione di Human Digital Twin di alcuni dei nostri docenti. Il primo professore Avatar è stato realizzato quest’anno dal nostro delegato all’AI, che si è riprodotto sia nell’aspetto fisico, sia nei movimenti, sia nella voce, pronto a rispondere in qualsiasi momento alle domande e ai dubbi dei suoi studenti.
L’intelligenza artificiale insieme al calcolo quantistico stanno ridefinendo anche i confini della ricerca. Le scienze di base sono il linguaggio di ingresso alle nuove discipline quantitative, ma devono dialogare - come già avviene - con l’informatica, la fisica, la matematica e l’ingegneria, che si occupano di dati e delle loro relazioni, senza dimenticare la filosofia e il diritto.
Il ricercatore della “era” tecnologia e quantistica deve essere capace di declinare, quanto più possibile, le conoscenze di tutti questi settori scientifici, comprenderne i linguaggi e integrarli in una visione comune, nel rispetto dei profili etici e regolatori.
Per questo abbiamo costituito a Como un Centro di ricerca per lo sviluppo e le applicazioni del calcolo quantistico, intitolato ad Alessandro Volta. Un centro di ricerca multidisciplinare dove scienziati e innovatori potranno collaborare per esplorare il potenziale del calcolo quantistico, sviluppando tecnologie che potrebbero cambiare radicalmente il nostro approccio alla fisica, alla chimica, alla biochimica, alla medicina, alla finanza e ad altri ambiti. Il calcolo quantistico non è solo una nuova frontiera della ricerca, ma una vera e propria rivoluzione tecnologica che ha il potenziale di trasformare ogni aspetto della nostra vita quotidiana.
Questa iniziativa si colloca all’interno di quelle promosse dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni Voltiane del 2027, voluto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio -Senatore Alessio Butti - e di cui siamo parte. Celebrazioni che culmineranno l’anno prossimo il 5 marzo 2027 - a 200 anni dalla morte dello scienziato - giorno in cui ci rincontreremo qui per onorarlo.
7. L’ecosistema della ricerca, in Ateneo, è stato riorganizzato. Abbiamo costituito nuove piattaforme scientifiche (Sostenibilità, Tecnologie per ambiente, energia e salute, Cybersecurity & privacy, Fragilità) per supportare i progetti proposti dai Dipartimenti e dai Centri di ricerca di Ateneo. Abbiamo potenziato le sinergie con le imprese e il sistema produttivo per il trasferimento tecnologico, per la realizzazione del processo di transizione digitale e sostenibile delle imprese, per il benessere e la salute delle persone.
Un ruolo strategico è poi quello svolto dalla nostra scuola di dottorato che ha lavorato per valorizzare le specificità dei singoli corsi all’interno di una visione unitaria della formazione alla ricerca: è stata sviluppata un’attività formativa trasversale tramite iniziative multidisciplinari, interdisciplinari e, laddove possibile, transdisciplinari, volte a favorire il dialogo tra ambiti di ricerca diversi e stimolare una capacità di lettura critica dei problemi complessi.
Abbiamo costituito il Centro Speciale dedicato alla formazione e alle competenze linguistiche che supporterà la didattica e promuoverà la ricerca sulle tematiche connesse, con un approccio interdisciplinare. Ha incominciato ad operare da poche settimane ed è al servizio non solo della comunità accademica, ma anche della popolazione.
Contestualmente sono state avviate molte iniziative finalizzate al potenziamento dell’internazionalizzazione del nostro Ateneo: oltre alla partecipazione al progetto Mattei, che ha scopo di creare hub di formazione e innovazione in Africa, sono stati conclusi nuovi accordi, tra i quali segnalo quelli con Argentina, Algeria, Tunisia, Camerun al fine di estendere la possibilità di scambi tra docenti e studenti e di coltivare nuove progettualità; abbiamo aderito poi alla rete denominata GIURI, con sede a Bruxelles, alla quale partecipano Università, centri di ricerca, Regioni con la finalità di condividere le conoscenze sulle politiche di ricerca e innovazione europee e sostenere gli investimenti italiani operanti nel settore della ricerca.
8. Mi avvio alla conclusione.
Quanto vi ho illustrato è stato realizzato da docenti, studenti e personale tecnico amministrativo e bibliotecario, ognuno nel proprio ruolo. Tutti protagonisti di un progetto comune: formare le generazioni, incrementare l’eccellenza, divulgare la conoscenza, essere istituzione di riferimento.
La Comunità accademica ha condiviso i progetti, fatto propri gli obbiettivi, lavorato con dedizione, senso di responsabilità, lealtà, rispetto; valori che trovano espressione concreta nelle gare olimpiche, in corso proprio in questi giorni, tra Milano e Cortina.
I valori dell’olimpismo sono codificati, e rispettati da tutti gli atleti e dalla team che li supporta. Valori che consentono di affrontare le competizioni, le più impegnative, le più complesse, quelle considerate impossibili come ci ha dimostrato la nostra straordinaria Federica Brignone.
Anche in ambito accademico quotidianamente tutti noi dobbiamo far fronte a situazioni complesse e a nuove sfide. E come nello sport, sappiamo che i risultati si raggiungono non solo grazie al talento, ma anche alla passione, alla dedizione, all’impegno, alla volontà, alla determinazione e al rispetto degli altri.
Qualità che guidano il lavoro quotidiano di tutti e che ci permettono di guardare avanti con fiducia.
E allora facciamo nostro il motto olimpico, “Citius, altius, fortius, communiter” - più veloci, più in alto, più forti, insieme.
Discorso del Direttore Generale Antonio Romeo
Magnifica Rettrice,
Autorità civili, militari e religiose
Gentili Ospiti,
Illustri docenti e ricercatori
Care Colleghe e cari Colleghi del personale TAB
Care Studentesse e cari Studenti,
è con grande rispetto per questa comunità, alla quale mi onoro di appartenere da quasi un anno, che intervengo in questa occasione inaugurale per riflettere, sotto il profilo gestionale, sulle scelte compiute e sulle traiettorie di sviluppo da seguire.
È la prospettiva di chi è arrivato qui da poco tempo, ma un tempo sufficiente per sentirsi già parte attiva di questo Ateneo, grazie anche all'accoglienza che mi è stata riservata prima dalla Magnifica Rettrice e poi, via via, da tutte le componenti accademiche.
Nel mio intervento intendo mettere in evidenza e riassumere, in cinque direttrici, gli obiettivi raggiunti e quelli da perseguire nel prossimo anno accademico che oggi si apre: l'organizzazione, i servizi agli studenti, le infrastrutture, la comunicazione e la valorizzazione delle persone.
Il primo aspetto sul quale mi soffermo è la riorganizzazione, che interpreto come un processo di miglioramento continuo e un'evoluzione necessaria
L'Università degli Studi dell'Insubria è cresciuta negli anni per dimensione, articolazione e complessità delle funzioni.
A questa crescita doveva necessariamente corrispondere un'evoluzione del modello organizzativo, capace di rappresentare una visione complessiva e non frammentata della gestione dell'ateneo, garantendo al contempo maggiore chiarezza nei ruoli e una semplificazione dei processi decisionali.
Da qui l'esigenza di una riorganizzazione, già adottata a fine dello scorso anno, che ha perseguito tre obiettivi fondamentali:
1) rafforzare il raccordo tra amministrazione centrale e dipartimenti, che sono adesso dotati di una propria articolazione interna;
2) dare maggiore risalto ai sempre più rilevanti servizi agli studenti;
3) valorizzare le competenze professionali presenti nell'Ateneo, a partire da quelle esistenti nelle strutture didattiche e di ricerca.
Non si è trattato, quindi, di "spostare caselle", ma di ripensare flussi di lavoro, responsabilità e modalità operative, con l’intento di costruire un'amministrazione integrata e orientata ai servizi da rendere al territorio e all'intera comunità accademica, capace di sostenere in modo efficace la didattica, la ricerca e la valorizzazione della conoscenza.
La riorganizzazione va interpretata come un processo di miglioramento continuo, richiede ascolto, accompagnamento e capacità di adattamento se necessario. Ma è un passaggio necessario e ha la finalità di rendere, nel medio periodo, l'Ateneo più solido e pronto ad affrontare le sfide che ci attendono.
Il secondo punto di attenzione è un principio che, a mio avviso, deve guidare le nostre azioni quotidiane: la centralità degli studenti
Centralità degli studenti significa ascoltare le loro esigenze, saper interpretare i livelli di gradimento dei servizi loro rivolti, progettare e realizzare azioni partendo dai loro bisogni, perché gli anni universitari non siano solo lezioni e studio, ma anche occasioni di crescita sociale e civile, luoghi di confronto e di ritrovo, esperienze internazionali, attività sportive.
Peraltro questi servizi diventano, per i giovani, sempre più determinanti nella scelta non solo del corso di studi ma anche della sede universitaria più adatta alle loro caratteristiche ed esigenze, una sede dove trascorrere gli anni probabilmente più importanti per il loro futuro.
Saper offrire servizi lungo tutto il percorso formativo, dall'orientamento in ingresso sino all'inserimento nel mondo del lavoro essere in grado di presentare infrastrutture e alloggi moderni, aule adeguate e innovative, è quindi fondamentale quasi quanto la qualità della didattica che sappiamo offrire.
Perché vi sia una visione integrata e un'unica strategia attorno a queste attività, abbiamo ritenuto di dover prevedere all'interno del nuove modello organizzativo una struttura dirigenziale dedicata ai servizi agli studenti e alle relazioni esterne, che rappresenta in maniera plastica l'intenzione investire e gestire al meglio risorse in questa direzione, in una visione congiunta con le attività di confronto e relazione con il territorio di riferimento.
A quanto risulta dai dati Good practice, che è un benchmarck tra 50 atenei sui livelli di gradimento dei servizi, quasi il 90% degli studenti Uninsubria del primo anno e l'80% degli studenti degli anni successivi si dichiara complessivamente soddisfatto dell'esperienza universitaria.
Stiamo monitorando in dettaglio i dati GP per essere conseguenti nelle azioni di miglioramento che metteremo in campo negli ambiti da migliorare.
Pur essendo, infatti, dati ampiamente soddisfacenti, con particolare apprezzamento per i servizi di segreteria studenti, quelli di supporto informativo e di accessibilità digitale, dobbiamo continuare a progredire per meglio competere con gli atri atenei, affinché il livello di gradimento continui a crescere nei prossimi anni, sia nel rapporto con le altre realtà accademiche che a confronto con i risultati degli anni precedenti.
Al contempo è fondamentale proseguire nello sviluppo delle politiche per il diritto allo studio e di sostegno al reddito, nell'incremento delle borse di studio per gli studenti meritevoli e negli incentivi per coloro che vogliono completare la propria formazione con un'esperienza all'estero.
Su questi temi il confronto con la Presidente e il vicepresidente del Consiglio generale degli studenti, che qui ringrazio, è costante e proficuo.
Il terzo punto su cui mi soffermo è la gestione delle infrastrutture e del patrimonio immobiliare, una leva strategica per la qualità della didattica, della ricerca e complessivamente della vita universitaria.
C'è ancora molto da lavorare per manutenere e gestire al meglio il patrimonio immobiliare del nostro Ateneo, ma anche per realizzare o completare progetti rimasti tali per lungo tempo e avviarne altri avvalendosi delle opportunità di bandi competitivi.
In questo quadro si collocano i progetti emblematici a Como, l'edificio polifunzionale al Campus e lo studentato di Biumo a Varese, interventi strutturali di grande rilevanza per il futuro dell'Università, sui quali sono stati aperti cantieri o sono stati appena aggiudicati i lavori.
Sui principali interventi infrastrutturali e sul patrimonio immobiliare, i dati relativi ai progetti consentono di stimare investimenti complessivi nell'ordine di circa 50 milioni di euro, tra nuovi poli didattici, interventi di riqualificazione e sviluppo della residenzialità studentesca.
Un investimento di proporzioni così rilevanti non è solo una scelta meramente edilizia, ma una scelta di politica universitaria: è la condizione per garantire sostenibilità nel lungo periodo, qualità dei servizi e coerenza tra crescita accademica e sviluppo urbano.
Particolare attenzione stiamo ponendo, in materia di residenze universitarie, alla sede di Como, dove la domanda è nettamente superiore all'offerta attuale. Grazie al recente importante finanziamento della Regione Lombardia e alla proficua collaborazione con il comune di Como, stiamo ripartendo a lavorare per la progettazione e ristrutturazione della residenza di via Volta, in pieno centro storico: un investimento strategico per l'Ateneo e per la città.
Il quarto punto, al quale mi sembra importante attribuire una specifica attenzione, è il rapporto tra l'Ateneo e il territorio insubre.
Il nostro Ateneo, per la sua giovane età e la sua conformazione territoriale, ha ancora bisogno di essere pienamente riconosciuto quale istituzione di alta formazione e ricerca del territorio insubre.
Le eccellenze sono note; ci sono momenti ed eventi come questo in cui si percepisce l'identità di una realtà accademica viva, che produce laureati preparati, che rappresenta un punto di riferimento importante nella ricerca scientifica.
Ma occorre lavorare alla creazione di un'immagine coordinata, che deve accompagnare ogni azione della governance, dei dipartimenti e della Scuola di Medicina.
È importante che ogni occasione, ogni evento accademico e istituzionale di qualsiasi struttura dell'ateneo divenga l'occasione per valorizzare i brand Uninsubria.
In questo senso, stiamo partendo con la realizzazione della campagna di immatricolazioni 2026/27, innovativa e diffusa in maniera capillare, a partire dalle città di Varese, Como e Busto Arsizio che contribuisca a dare una maggiore riconoscibilità al nostro ateneo tra le famiglie e nel territorio insubre.
Il quinto e ultimo punto, ma non per importanza, è la valorizzazione del personale, e in particolare il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario che dirigo.
Penso che la struttura tecnico-amministrativa abbia un ruolo cruciale per la realizzazione degli obiettivi strategici e lo sviluppo dell'ateneo.
La struttura è fatta di donne e uomini dell'istituzione, che si impegnano quotidianamente per dare risposte concrete a supporto della governance, dei docenti, dei ricercatori e degli studenti, nonostante siano collocate in un comparto, quello dell'istruzione e ricerca, tra i meno remunerati nella pubblica amministrazione.
È quindi nostro dovere valorizzare queste persone usando tutti gli strumenti possibili, economici e giuridici, per riconoscere il loro apporto e valorizzare le migliori professionalità.
Grazie anche all'importante e qualificato contributo delle RSU, delle rappresentanze sindacali e negli organi di governo, che qui ringrazio, la governance ha destinato significative risorse di ateneo per I ‘incremento del trattamento accessorio e sta proseguendo i percorsi programmati sulle progressioni di carriera, orizzontali e verticali, nella consapevolezza che il riconoscimento professionale ed economico rappresenta una delle poche leve per migliorare la performance organizzativa e, quindi, premiare le persone che la determinano.
Continuiamo anche a investire nella formazione e nell'aggiornamento del personale tecnico amministrativo e bibliotecario, per migliorare le competenze professionali, accompagnare il cambiamento e rispondere alle sfide competitive che pone il sistema universitario.
E siamo attenti anche all’erogazione di servizi di welfare, sempre più articolati e volti a migliorare il benessere organizzativo e rafforzare il senso di appartenenza alla nostra comunità.
Il contributo che questa componente dà al raggiungimento degli obiettivi strategici è molto importante, ed è per questo che gli sforzi e gli impegni presi dalla governance sono rilevanti e continueranno ad esserlo compatibilmente con le risorse attribuite a livello nazionale.
In conclusione, in tempo di Olimpiadi, mi sembra quanto mai centrato fare riferimento al gioco di squadra.
L'Ateneo si trova di fronte a un importante momento di verifica: la visita di accreditamento periodico di ANVUR programmata nel secondo semestre di quest'anno e alla quale tutti noi ci stiamo preparando da tempo. È anche un momento di sintesi, in cui si consolida l'identità dell'ateneo e il senso di appartenenza che accomuna tutte le componenti accademiche che partecipano alla sua preparazione.
Affrontarla richiede quindi un autentico gioco di squadra tra studenti docenti e personale tecnico-amministrativo, perché solo attraverso una collaborazione leale e responsabile possiamo ottenere i risultati auspicati e porre le basi per costruire un'università capace di crescere, innovare e mantenere salda la propria missione pubblica.
Con questo spirito desidero rivolgere un sentito ringraziamento alla Magnifica Rettrice, che lavora quotidianamente a implementare questo gioco di squadra e questa identità; al Prorettore Vicario e ai delegati rettorali; agli Organi di governo; alla Direttrice vicaria, ai dirigenti, ai responsabili dei servizi e degli uffici, a tutto il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario; ai docenti e ai ricercatori; e, naturalmente, alle studentesse e agli studenti, che rappresentano la ragione più autentica del nostro impegno quotidiano.
Auguro a tutti noi un Anno Accademico proficuo, ricco di lavoro, risultati e crescita comune.
Grazie per l'attenzione.
Il discorso della presidente del Consiglio generale degli studenti Asia Martina Di Lorenzo
Magnifica Rettrice,
Autorità civili e militari,
Docenti e personale tecnico-amministrativo e bibliotecario,
Gentili ospiti,
care studentesse e cari studenti,
inaugurare oggi il nuovo anno accademico è per me motivo di grande emozione ed orgoglio.
In questi cinque anni da studentessa di giurisprudenza fuori sede, questo Ateneo è stato molto più di un luogo di formazione. Ha rappresentato uno spazio di crescita personale, culturale e civile. Porto con me esperienze che hanno segnato il mio percorso: un periodo di studio all’estero, l’impegno nella rappresentanza studentesca, un tirocinio istituzionale presso l’ambasciata d’Italia a Nuova Delhi, e il sostegno costante di diversi docenti che mi hanno saputo accompagnare, orientare e valorizzare.
È anche a partire da queste esperienze che oggi sento il dovere di interrogarmi non solo sul presente, ma soprattutto sul futuro che stiamo costruendo come comunità accademica.
Un futuro che non è astratto, né lontano.
Un futuro che prende forma già ora:
nei sogni che coltiviamo,
nei sacrifici che affrontiamo,
nelle responsabilità che, spesso senza piena consapevolezza, stiamo imparando ad assumerci.
Oggi più che mai di fronte a questa platea mi chiedo: che tempo stiamo vivendo e che avvenire stiamo preparando?
In qualità di rappresentante degli studenti, nel rispondere a questo interrogativo, intendo partire da quelle “storie sottotraccia” di noi studenti, da fatiche e sacrifici che, a differenza di quelle dei giovani atleti che in questi giorni si cimentano nel contesto delle Olimpiadi, non troveranno mai evidenza nelle prime pagine dei notiziari, delle testate giornalistiche, ma da cui oggi più che mai è doveroso che io riparta.
Storie che costituiscono la trama reale e quotidiana dell’università.
Essere studenti universitari non significa soltanto frequentare corsi o sostenere esami. Studiare è una scelta di lungo periodo. È una scelta che richiede perseveranza, capacità di resistere nel tempo, disponibilità a mettersi in discussione. È un percorso di trasformazione che educa non solo alla conoscenza, ma anche al senso del limite, alla responsabilità, all’organizzazione, al dialogo.
Competenze che non sono accessorie, bensì essenziali.
Le stesse che un domani saranno richieste a chi sarà chiamato ad assumere ruoli di responsabilità nella società e nelle istituzioni.
Essere studenti oggi significa fare presto i conti con limiti molto concreti: economici, logistici, personali. Significa comprendere che il sapere ha un costo che non è soltanto intellettuale, ma fatto di rinunce quotidiane, di equilibri precari, di sacrifici e di decisioni che incidono sulla vita di ogni giorno.
C’è chi vive fuori sede e misura il proprio percorso universitario in base a un affitto che aumenta, ad una stanza condivisa, alle spese che si moltiplicano, ad ore di treno o aereo necessarie per riabbracciare i propri cari, spesso a prezzi inaccessibili soprattutto durante i periodi di festività.
C’è chi studia e lavora insieme per sostenersi, tenendo in equilibrio giornate che sembrano non finire mai.
C’è chi arriva da un altro Stato e affronta nella quotidianità barriere linguistiche, culturali e burocratiche.
C’è chi è il primo della propria famiglia a iscriversi all’università e porta con sé una responsabilità invisibile ma profonda, e chi, al contrario, sente il peso di aspettative familiari che sembrano non lasciare margine di errore.
Questo è il volto reale della comunità studentesca.
Ed è da qui che bisogna partire, se vogliamo parlare seriamente del nostro futuro.
È doveroso che ognuno di noi senta che all’interno di questi sacrifici non vi sia soltanto una sterile fatica, ma soprattutto una potenzialità enorme.
Sappiate, gentili presenti, che le difficoltà reali che noi studenti incontriamo sviluppano in noi capacità decisive: senso del limite, organizzazione, resilienza, responsabilità, capacità di dialogo e di cooperazione. Sono le stesse competenze che serviranno un giorno per amministrare le nostre città, il nostro Stato e più in generale il mondo del domani.
Siamo noi studenti che viviamo oggi la fase più lunga e meno visibile di questo percorso: quella in cui si costruiscono le basi, quella che prepara, lentamente e spesso senza riconoscimenti immediati, al passaggio di testimone tra generazioni.
Nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica ha richiamato con chiarezza un punto essenziale: il nostro sistema democratico, costruito con sacrificio, ottant’anni fa, non si mantiene da solo. Ha bisogno di partecipazione, di coinvolgimento, di cittadini che non si sentano estranei alle istituzioni, e soprattutto di giovani che non debbano rinunciare ai propri sogni, ai propri valori, alle proprie aspirazioni, trasformandosi, così, in linfa vitale per la Repubblica.
Vi chiedo di ripartire da qui, perché solo così non saremo più “storie sottotraccia”, ma daremo visibilità al nostro sentire attraverso chi, come me, giorno dopo giorno si mette alla prova con la grande sfida della rappresentanza studentesca, in mediazione costante con un’accademia pronta all’ascolto, sensibile e attenta alle esigenze di tutti quegli studenti che, a prescindere dai risultati, prendono con serietà ed impegno la loro sfida universitaria.
C’è bisogno della Vostra presenza, c’è bisogno di noi e di un’estrema reciproca ricerca di fiducia.
Non è un caso che l’Enciclopedia Treccani abbia scelto proprio il termine “fiducia” come parola dell’anno appena concluso. In un anno segnato da incertezze geopolitiche e sociali, la fiducia emerge come risposta essenziale al diffuso bisogno di guardare al futuro con aspettative positive e includenti. Questo desiderio di fiducia si fonda da sempre sulla forza delle relazioni umane: sviluppare legami solidi, affidabili, duraturi e solidali, non solo tra individui, ma anche tra i cittadini e le istituzioni.
È la fiducia dello studente che investe anni della propria vita nello studio, accettando sacrifici presenti per costruire possibilità future.
È la fiducia di ogni famiglia, come la mia, che supporta con moltissimi sacrifici il percorso accademico di un figlio.
È la fiducia che la collettività ripone nell’università come presidio costituzionale, luogo in cui non si trasmettono soltanto conoscenze, ma si formano coscienze critiche, senso della legalità, attitudine alla partecipazione democratica e, quindi, le donne e gli uomini per bene del domani.
Ed è la fiducia che la Costituzione stessa ripone nelle potenzialità dei giovani, prevedendo il dovere della Repubblica di sostenerli nella loro formazione, anche quando privi di mezzi, attraverso il diritto allo studio.
È compito di ogni persona seduta in questo teatro far sì che l’articolo 34 della nostra Costituzione che afferma che la scuola è aperta a tutti e che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, non sia una mera dichiarazione di principio, impressa su carta. Bisogna far sì che tale articolo si trasformi in gesti concreti, misure quotidiane.
Garantire il diritto allo studio significa consentire non solo l’accesso all’università, ma la permanenza nel sistema accademico. Significa evitare che difficoltà economiche, sociali o personali si trasformino in fattori di esclusione.
È in questo senso che lo slogan “Insubria, università per te”, scelto per promuovere la nostra università, si carica di significato: non come formula promozionale, ma come esperienza reale di un’università a dimensione di studenti, in cui i docenti non si devono limitare a trasmettere contenuti, ma devono anche sostenere, indirizzare e valorizzare le potenzialità di ogni studente.
È necessario far sì che quella sinergia tra università e territorio, che la denominazione del nostro ateneo vuole far propria, assumendo come nome quello dell’omonima regione geografica, sia calata in gesti di concreto dialogo con le amministrazioni delle città di Como, Varese e Busto Arsizio, che si devono trasformare in vere e proprie città universitarie, in grado di accogliere gli studenti.
Perché il diritto allo studio deve essere garantito anche al di fuori delle aule: nei prezzi dei trasporti, nelle politiche abitative, nei servizi offerti agli studenti per garantire il loro benessere fisico e psicologico, nella possibilità di muoversi e di tornare a casa senza che ogni spostamento diventi un ostacolo.
Quando un affitto diventa insostenibile o un titolo di viaggio diventa proibitivo, non siamo di fronte a una difficoltà individuale.
Non è la storia di Sara, che lavora senza sosta per mantenersi gli studi.
Non è la storia di Paolo, che abbandona il percorso universitario dopo che è stato definito come “non all’altezza”.
È il segnale di una criticità sistemica che chiama in causa la responsabilità delle istituzioni.
È a questa responsabilità che oggi mi rivolgo.
Alla responsabilità di rispondere alla fiducia che gli studenti ripongono nell’università, nelle istituzioni e nello Stato.
Investire nei giovani non è un costo.
È una scelta strategica e una risorsa per il futuro di uno Stato che può definirsi connotato da autorevolezza.
Fate in modo che i futuri staffettisti siano valorizzati, sappiate farci germogliare e raccogliere i frutti delle nostre potenzialità nel nostro Stato. Non fateci scappare.
La sfida che vi lancio in quest’anno accademico che stiamo inaugurando, è quella di far sì che non esistano più “storie sottotraccia”, come quella di Sara o di Paolo, ma di far si che queste storie siano sostenute e valorizzate, grazie all’azione sinergica di tutti noi attori coinvolti, facendo leva sull’effettiva attuazione del diritto allo studio e sulla fiducia nel rapporto biunivoco tra mondo accademico e studentesco.
Lasciatemi, infine, concludere con due ulteriori inviti ai miei colleghi di università:
Voglio dire ai miei colleghi rappresentanti degli studenti con cui lavoro quotidianamente: continuiamo ad esercitare insieme, fino in fondo e con il coraggio che non deve mancare mai, il nostro ruolo. Vi ricordo che la rappresentanza non è visibilità, ma semplicemente ed orgogliosamente spirito di servizio a vantaggio di tutta la comunità accademica ed anche un dovere.
Permettetemi di mandare, di vero cuore, un augurio a tutti gli studenti: non lasciate mai che la fatica quotidiana vi convinca che l’impegno non valga la pena, non lasciate che le difficoltà materiali ed economiche, i tempi lunghi, gli ostacoli che incontrate vi inducano a pensare che non siete all’altezza dell’obiettivo che vi siete posti. I vostri, i miei sogni vanno inseguiti sempre e non permettete a nessuno di spegnerli.
Ricordatevi che essere studenti universitari non vuol dire solo studiare in funzione della preparazione strettamente richiesta per superare un esame. Cogliete con coraggio le opportunità che l’università vi offre. Mettetevi alla prova. Accettate il rischio dell’impegno. Superate i limiti che oggi vi sembrano invalicabili. Avvicinatevi a ciò che appare lontano, estraneo, persino ostico. Lo studio, il dialogo, la partecipazione servono anche a questo: a scoprire che molti confini non sono imposti, ma sono da noi stessi costruiti. Questo tempo di studio non è una parentesi in attesa della vita vera. È già vita ed esperienza fondamentale per tracciare la rotta del nostro futuro.
Non dimenticate mai, cari colleghi di università, che il modo in cui oggi studiamo, ci prendiamo cura del nostro Ateneo e dei nostri spazi, discutiamo e partecipiamo, ci porta ad essere le donne e gli uomini di oggi e domani.
Buon anno accademico a tutti.