Anche quest'anno l'Università dell'Insubria è stata fra i protagonisti dello IAC (International Astronautical Congress), il congresso mondiale di astronautica che nel 2024 si era tenuto a Milano e quest’anno si è svolto ad Antalya, in Turchia, dal 4 al 9 ottobre, grazie al centro di ricerca InCosmiCon (Intelligence in the Cosmic Context), diretto dal professor Paolo Musso del Dipartimento di Scienze umane e dell'innovazione per il territorio (Disuit).
Oltre ad essere Chairman della seconda sessione del congresso dedicato al SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence), intitolata SETI and Society: Exploring the Human Dimension, Musso ha anche presentato, insieme al fisico e informatico Nicolò Antonietti, anch’egli membro di InCosmiCon, una relazione che è stata molto apprezzata.
Racconta il professor Musso: «In effetti, quest’anno tutto il meeting del SETI ha suscitato più interesse del solito e la maggior parte del pubblico era composta da scienziati di altre discipline venuti ad ascoltarci. Ma devo ammettere che la nostra relazione ha suscitato un interesse particolare. L’idea di base è del nostro grande amico e maestro Claudio Maccone, direttore scientifico della International Academy of Astronautics e coordinatore dell’area di ricerca di InCosmiCon su Astrobiologia e SETI fino alla morte, avvenuta l’anno scorso. Si tratta di sfruttare l’effetto di lente gravitazionale del Sole, che, come previsto dalla relatività di Einstein, curva le onde elettromagnetiche provenienti dagli oggetti situati al di là di esso. Claudio l’aveva sviluppata soprattutto rispetto alle onde radio. Noi, invece, l’abbiamo studiata per la luce visibile, con risultati che hanno stupito perfino noi stessi. Collocando nel fuoco uno strumento che abbiamo chiamato OFI (Optical Focal Interferometer), composto da due telescopi di 10 metri di diametro distanti fra loro 75.000 chilometri, l’amplificazione sarebbe tale che potremmo vedere oggetti come le Piramidi egiziane o i grattacieli di New York e perfino grandi animali come le balene o i dinosauri su pianeti lontani fino a 1000 anni luce. E questo è ancora niente. Ad Antalya è stato presentato il progetto per la costruzione di un telescopio spaziale di un chilometro di diametro. Con un OFI di queste dimensioni si potrebbero vedere i pianeti all’altro capo della Via Lattea come vediamo la Terra su Google Map».
E aggiunge: «Le potenzialità rispetto alla ricerca della vita, sia intelligente che no, fuori dalla Terra sono evidenti ed enormi. Ma uno strumento di questo tipo potrebbe rivoluzionare anche l’astronomia tradizionale, permettendo di osservare oggetti lontanissimi con un livello di dettaglio fin qui inimmaginabile. E non è fantascienza: la tecnologia per costruirlo esiste già e in teoria potremmo cominciare anche domani. Il vero problema è la sua gestione, che dovrà essere quasi completamente automatica, perché, essendo il fuoco lontano mille volte più del Sole, ogni nostro comando ci metterebbe oltre tre giorni per arrivare a destinazione. Inoltre, il viaggio del telescopio fino al fuoco della lente solare richiederà almeno una trentina d’anni. Io non ho speranze di vederlo in funzione durante la mia vita ma i nostri studenti forse sì. E per questo continueremo a lavorarci».
Altre relazioni sono state presentate nelle varie sessioni sul SETI da ricercatori di InCosmiCon, anche se non appartenenti all’Insubria, per un totale di 5 su 32, alla pari con la Gran Bretagna e dietro ai soli Stati Uniti (10). Era stata accettata anche una sesta relazione del professor Alberto Vianelli, anch’egli del Disuit, che però non è riuscito a partecipare al congresso per motivi personali.
Per informazioni più dettagliate:
- IAC 2026 https://www.iac2026.org/
- Centro InCosmiCon www.incosmicon.net
(Nella fotografia, il professor Paolo Musso presenta lo schema dell’interferometro focale ottico durante il Congresso mondiale di astronautica di Antalya)