Il laboratorio 2.0 di Biotecnologie sintetizza la proteina Spike per nuovi studi sul Covid-19

13 Novembre 2020
proteina

Le proteine del coronavirus sono prodotte nel “The Protein Factory 2.0” del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita dell’Insubria. Il laboratorio diretto da Loredano Pollegioni ha prodotto la proteina SARS-CoV-2 S; si tratta della proteina Spike che ricopre il coronavirus responsabile del Covid-19. Prodotta in una linea cellulare di ovario di criceto, la proteina è critica per l’infezione in quanto determina la specificità del virus per le cellule epiteliali del tratto respiratorio interagendo con l’enzima ACE2 presente sulla membrana delle cellule polmonari che funge da recettore per il virus.  

La responsabile del progetto, Elena Rosini, sostiene che «si tratta di una proteina difficile da produrre in forma ricombinante sia per le grandi dimensioni, sia perché deve mantenere le caratteristiche della proteina naturale prodotta dal virus quando infetta le nostre cellule». Oltre alla forma intera della proteina S, è stata prodotta anche la porzione che contiene il solo dominio di legame del recettore. 

Le due versioni della proteina S sono prodotte su scala laboratorio e sono ora disponibili per diversi progetti di ricerca finalizzati alla diagnosi e trattamento dell’infezione. «Abbiamo ricevuto diverse richieste di utilizzo – afferma Loredano Pollegioni – e per ora la proteina S è stata fornita a Greta Forlani del nostro ateneo per produrre anticorpi nell’ambito del progetto di messa a punto di sistemi analitici, come per esempio il Test rapido salivare studiato da un team del nostro stesso ateneo».

La “fabbrica delle proteine” a Varese è un laboratorio dedicato alla produzione e allo studio di proteine di origine umana e di interesse biomedico come la proteina alfa-sinucleina coinvolta nel Parkinson, le proteine HSP70, prolina deidrogenasi e fosfoglicerato deidrogenasi coinvolte nei tumori e malattie rare, le proteine D-aspartato ossidasi, pLG72 e D-amino acido ossidasi coinvolte nella schizofrenia e in ulteriori patologie. «Queste proteine sono utilizzate in tutto il mondo - aggiunge Pollegioni - sia da laboratori accademici che da aziende farmaceutiche per la comprensione delle basi molecolari delle patologie e per lo sviluppo di approcci terapeutici innovativi».

Ultima modifica: Martedì, 17 Novembre, 2020 - 11:54