Attenzione internazionale per una ricerca sul peperoncino firmata anche da Licia Iacoviello

Martedì, 17 Dicembre 2019
Licia Iacoviello

Il peperoncino piccante, tipico della dieta mediterranea, è già noto per le virtù terapeutiche di vario tipo. Ora una ricerca condotta dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Università dell’Insubria di Varese e del Cardiocentro Mediterranea di Napoli, pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology (JACC), mostra come le persone abituate a consumarlo regolarmente abbiano un rischio di mortalità per ogni causa ridotto del 23% rispetto a chi non lo assume.

Lo studio ha preso in esame 22.811 cittadini del Molise partecipanti allo studio Moli-sani. Seguendo il loro stato di salute per un periodo medio di circa otto anni, e confrontandolo con le loro abitudini alimentari, i ricercatori hanno potuto dimostrare che nelle persone che consumano regolarmente peperoncino (quattro volte a settimana o più), il rischio di morire di infarto si riduce del 40% e la mortalità cerebrovascolare risulta più che dimezzata. Questo indipendentemente dal tipo di alimentazione seguita.
Questo risultato è stato pubblicato da diverse testate italiane e internazionali, tra cui anche la CNN: https://edition.cnn.com/2019/12/16/health/eating-chili-pepper-study-scli-intl-scn-wellness/ 

Lo studio Moli-sani è il primo a esplorare le proprietà di questa spezia piccante in relazione al rischio di morte in una popolazione europea e mediterranea come quella del Molise.

«Il peperoncino – commenta Licia Iacoviello, direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed e docente di Igiene e Salute Pubblica all’Insubria -, è un componente fondamentale della nostra cultura alimentare. Nel corso dei secoli gli sono state attribuite proprietà di tutti i tipi, il più delle volte basate su aneddoti o usanze. È importante, ora, che la ricerca se ne occupi in modo concreto, con rigore ed evidenza scientifica. Come già osservato in Cina e negli Stati Uniti, le varie piante della specie capsicum, pur consumate con modalità diverse in tutto il mondo, possono esercitare un’azione protettiva verso la nostra salute».

Nuove ricerche dovranno essere ora avviate per capire le modalità biochimiche attraverso le quali agiscono il peperoncino e gli altri alimenti caratterizzati dalla capsaicina.

 

Ultima modifica: Martedì, 17 Dicembre, 2019 - 11:33