Università degli studi dell'Insubria

Uno studio sulla chimica delle acque nelle zone terremotate ottiene la copertina sulla rivista internazionale di settore "Water Resources Research"

Il gruppo dei geologi dell’Insubria è al lavoro dal 2016 nelle zone del centro Italia colpite dal devastante terremoto
Lunedì, 29 Ottobre 2018
Copertina Water Resources Research

I risultati hanno consentito di formulare, per la prima volta, un modello in grado di spiegare la meccanica con la quale vengono generate una serie di variazioni chimiche nelle acque contenute in rocce calcaree carsificate.

Il sisma che devastato il Centro Italia nel 2016 è tuttora oggetto di studio da parte dei geologi dell’Università degli Studi dell’Insubria. Come il terremoto abbia generato una serie di variazioni chimiche nelle acque potabili di quelle zone è stato al centro di un lavoro firmato Gilberto Binda, Michael Rosen, Andrea Pozzi, Paula Noble, Claire Archer e Alessandro M. Michetti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Water Resources Research, e per questi motivi si è guadagnato la copertina del numero di agosto.

«La percezione comune è che i forti terremoti causino evidenti danni a tutte le strutture, compromettendo le attività umane, con gravi disagi sociali, ma questi catastrofici eventi hanno importanti effetti ambientali, fra i quali spiccano quelli sulla qualità  delle acque» spiega Andrea Pozzi.

Su questo aspetto alcuni ricercatori dell’Università degli Studi dell’Insubria hanno cercato di fare chiarezza, in collaborazione con un gruppo di ricerca internazionale, cercando di capire come la “chimica” dell’acqua sia cambiata durante la sequenza sismica del 2016-2017 in Centro Italia, e quali siano stati i meccanismi che hanno determinato le anomalie osservate. «Questi processi incidono naturalmente sulle risorse di acqua potabile e nel nostro caso di studio, ad esempio, è stata essenziale la collaborazione di un impianto di imbottigliamento di acqua minerale ubicato a Castel Sant'Angelo sul Nera, la Nerea S.p.A., che si trova in prossimità dell'epicentro della scossa del 30 novembre 2016 - spiega Gilberto Binda, che sta terminando il suo Dottorato nel DISCA – Dottorato in Scienze Chimiche e Ambientali - . I risultati hanno consentito di formulare, per la prima volta, un modello in grado di spiegare la meccanica con la quale vengono generate una serie di variazioni chimiche nelle acque contenute in rocce calcaree carsificate, che costituiscono i più diffusi ed importanti serbatoi in termini di risorsa idrica in Centro Italia, e hanno in generale rilievo strategico in molti altri paesi mondo». 

 

Link alla Cover → https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/toc/19447973/2018/54/8 

Link al lavoro → https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2017WR022097 

 

Ultima modifica: Lunedì, 29 Ottobre, 2018 - 13:33