Identificare il Covid nelle lacrime: risonanza internazionale per lo studio di Claudio Azzolini

9 Marzo 2021
lacrima

Non solo la saliva, ma anche le lacrime. Il coronavirus Sars-CoV-2 è stato identificato sulla superficie oculare del 57,1% dei pazienti Covid da un team di ricerca di Università dell’Insubria e Asst Sette Laghi e il paper, pubblicato sulla prestigiosa rivista «Jama ophthalmology», ha avuto risonanza internazionale e moltissime citazioni e tweet.

Ideatore e coordinatore dell’importante studio è il professor Claudio Azzolini, con cui hanno collaborato strettamente il professor Simone Donati, la ricercatrice Andreina Baj  e il dottor Elias Premi. Tra i coautori anche il rettore dell’Insubria Angelo Tagliabue e il presidente della Scuola di Medicina Giulio Carcano, insieme ai nostri docenti in prima linea nella lotta contro il Covid Paolo Grossi, Francesco Dentali, Paolo Severgnini e Luca Cabrini, al direttore sanitario di Asst Sette Laghi Lorenzo S. Maffioli, e a Claudia Siracusa, Angelo Genoni, Lorenzo Azzi, Fausto Sessa, Giulio Minoja, Maurizio Chiaravalli, Giovanni Veronesi.

 

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Covid, virus negli occhi del 57% dei pazienti: studio italiano

 

Non solo la saliva, ma anche le lacrime. Il coronavirus Sars-CoV-2 è stato identificato sulla superficie oculare del 57,1% dei pazienti Covid da un team di ricercatori italiani, autori di uno studio condotto in Lombardia, una delle regioni del Nord Italia più colpite dalla pandemia. La ricerca, firmata da scienziati e specialisti dell'Asst dei Sette Laghi e dell'università dell'Insubria a Varese, è pubblicata su 'Jama Ophthalmology'.

Gli esperti si sono chiesti qual è la presenza qualitativa e quantitativa di Sars-CoV-2 sulla superficie oculare dei pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva e hanno utilizzato per rilevarlo il saggio di reazione a catena della polimerasi-trascrizione inversa (Rt-Pcr), eseguendo un tampone congiuntivale. Su 91 pazienti esaminati, 52 avevano il virus anche nelle lacrime (57,1%). Sars-CoV-2, sottolineano gli autori del lavoro, può essere rilevato sulle superfici oculari di pazienti con Covid-19 anche quando il tampone nasofaringeo è negativo. "I risultati dello studio - ipotizzano - suggeriscono che il virus può diffondersi dalle superfici oculari all'organismo".

La ricerca è stata condotta tra il 9 aprile e il 5 maggio 2020, prima ondata di Covid-19. Sono stati esaminati anche i tamponi congiuntivali di 17 volontari sani aggiuntivi senza sintomi dell'infezione per valutare l'applicabilità del test. Età media dei 108 partecipanti (55 donne e 53 uomini) arruolati: 58,7 anni. Gli autori hanno rilevato un'ampia variabilità della carica virale media da entrambi gli occhi. In un sottogruppo di 41 pazienti, è stata trovata una concordanza del 63% tra i risultati positivi del test congiuntivale e del tampone nasofaringeo se eseguiti entro 2 giorni l'uno dall'altro. In 17 pazienti i risultati del tampone nasofaringeo erano negativi e in 10 di loro il tampone congiuntivale era ugualmente positivo.

Non è stato possibile determinare l'infettività delle lacrime, ma gli esperti hanno potuto constatare come il virus fosse presente sulla superficie oculare di gran parte dei pazienti. Considerato che alcuni possono risultare positivi al tampone congiuntivale e non a quello nasofaringeo il test potrebbe essere valutato come esame diagnostico supplementare, concludono i ricercatori. "Molte persone risultano positive al virus senza alcun segno di malattia", fanno notare. L'Rna di Sars-CoV-2 è stato trovato «nel tratto nasofaringeo e nel drenaggio bronchiale, nella saliva, nelle lacrime, nelle urine, nelle feci ma non nei liquidi seminali», elencano.

Gli autori dello studio, nell'analizzare il contesto in cui si è cresciuta la trasmissione del virus, fanno un cenno anche al ruolo dello smog. «È noto che i particolati atmosferici fungono da trasportatori per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus, che aderiscono alle polveri sottili, particelle che sono in grado di rimanere nell'atmosfera per ore, giorni o più a lungo, soprattutto in un clima non ventoso e a elevata presenza di inquinamento atmosferico come la Pianura Padana in Lombardia», ragionano.

Quanto alla contaminazione delle lacrime, «si ipotizza che il virus possa diffondersi nel liquido lacrimale delle ghiandole lacrimali a causa della viremia sistemica, come è stato dimostrato per l'Hiv». Ma «tra le teorie qui descritte, il contagio diretto da goccioline trasportate dall'aria sembra essere la teoria più probabile», aggiungono gli studiosi. E il virus «può diffondersi nel corpo attraverso il dotto nasolacrimale. Questo contagio avviene nonostante l'uso di mascherine», ipotizzano.

«Il caso clinico dell'oftalmologo di Wuhan, Li Wenliang», il medico-eroe fra i primi a perdere la vita in Cina, «può essere un esempio di tale diffusione. I risultati supportano l'uso di protezioni per gli occhi per le persone che lavorano in ambienti in cui è possibile l'infezione per via oculare».

 

 

LA RICERCA SPIEGATA PER PUNTI DAL PROFESSOR CLAUDIO AZZOLINI

- La tecnica usata: il secreto lacrimale è stato prelevato dai pazienti affetti da Covid ricoverati, con apposite “spugnette” e con una delicata tecnica standard. In tempi ridottissimi il secreto è stato sottoposto a ricerca del virus con test molecolari altamente specifici.

- È la prima volta che il virus viene trovato negli occhi su così tanti pazienti: materiale virale è stato trovato in più della metà dei pazienti studiati (57,1%). Il virus è stato trovato negli occhi anche in alcuni pazienti con malattia conclamata ma con test naso faringeo negativo.

- Probabilmente il virus si deposita sulla congiuntiva dall’aria anche attraverso il particolato atmosferico (difficilmente arriva sulla congiuntiva dalle parti interne del corpo). Si è infatti riscontrato un aumento del numero di contagi 2 settimane dopo un aumento del livello di contaminazione dell’aria, intervallo di tempo fra contagio e malattia.

- Poiché il flusso lacrimale secreto dalle ghiandole lacrimali raggiunge l’occhio anteriore e poi attraverso i puntini lacrimali (piccoli orifizi che dalle palpebre vicino al naso) raggiunge la gola, si ipotizza verosimilmente che raggiunga anche i polmoni. Le lacrime possono quindi essere una porta d’entrata per la malattia.

- Potrebbero essere utili occhiali protettivi in ambienti a rischio (affollamento, scarso ricambio d’aria, persone con raffreddore e starnuti).

Ultima modifica: Martedì, 9 Marzo, 2021 - 22:02