«Apri la mente»: il Dantedì e i consigli di lettura di Gianmarco Gaspari

Lunedì, 23 Marzo 2020
evento dantedì - 2020

Il 25 marzo è la data individuata dagli studiosi come l’inizio del celebre viaggio ultraterreno della Divina Commedia di Dante Alighieri (1265-1321): il Governo ha istituito il primo Dantedì in tutta Italia. Nonostante le restrizioni imposte dall’emergenza Coronavirus, anche il nostro ateneo partecipa virtualmente, invitando studenti, docenti e personale a riflettere sul Sommo Poeta e, più in generale, a dedicare un po’ del tempo forzatamente a nostra disposizione alla lettura. Abbiamo chiesto al professor Gianmarco Gaspari, che insegna letteratura italiana, una terzina di Dante per guidarci e qualche consiglio per scoprire o riscoprire grandi libri.

Apri la mente a quel ch’io ti paleso,
e fermalvi entro; ché non fa scienza,
senza lo ritenere, avere inteso.

(Paradiso, canto V, vv. 40-42)
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Chiusi in casa: i consigli di lettura del professor Gianmarco Gaspari

 

Chiusi in casa. O quasi. Stanchi delle telefonate, delle lezioni online, della televisione. Ovvio che ci sia chi riscopre il piacere della lettura, e i suoi vantaggi, troppo spesso sottovalutati: dal risparmio energetico che il libro ci consente al silenzio che la sua lettura richiede. Certo, non si può andare in libreria né in biblioteca, ma procurarseli non sarà certo un problema: lo svantaggio è che in biblioteca e in libreria il libro lo puoi sfogliare prima, vedere quanto è grosso, scegliere tra edizioni diverse…     

Comunque sia, eccoci ai consigli: che in tempi come questi dovrebbero vertere sui famigerati approfondimenti del tema, e saranno – ovviamente – titoli obbligati. Non è tra questi il primo consiglio, che però c’entra, e come, dato che si lega a Dante. È Il velo dipinto di William Somerset Maugham (Adelphi), scritto a metà degli anni Venti, e sembra ieri (anzi oggi): un medico coinvolge la moglie in un viaggio in Cina, dove è scoppiata un’epidemia di colera… e qui mi fermo, ma per aggiungere che l’idea del libro è venuta all’autore a Firenze, mentre leggeva, nel Purgatorio di Dante, l’episodio di Pia de’ Tolomei (canto V): leggere per credere. E non ve ne pentirete (spero).

Eccoci quindi ai titoli obbligati. Per chi se la sente, il meglio su cause ed effetti sociali, politici e psicologici dell’epidemia è nell’Introduzione di Boccaccio al Decameron: a Firenze incombe la peste, meglio ritirarsi in campagna e passare il tempo a raccontarsi storie, per non pensare a quel che succede intorno. Ma quell’Introduzione è ben altro: parla dell’ignoranza che porta al contagio, della divisione tra classi, dei vuoti che si creano nelle case e negli animi, dell’irrazionalità collettiva che arma la paura. Quella del Trecento, che però è ancora la nostra.

Con sfumature diverse, lo stesso farà Manzoni nei Promessi sposi con il cupo Seicento di Caravaggio e del Borromeo: ma questo lo sapete già, quindi magari qualcosa di nuovo potrebbe riservarvi l’«appendice» al romanzo, cioè la Storia della Colonna infame. Anche questa sembra scritta ieri, e infatti avrebbe potuto scriverla Sciascia, che di Manzoni era un formidabile lettore.

E, a proposito di Sciascia, un altro consiglio: La strega e il capitano (Adelphi) è intrisa di atmosfere manzoniane, così come un altro grande romanzo di un contemporaneo, Sebastiano Vassalli, pure ambientato nella «Padania» del Seicento, La chimera (Einaudi).

Ma torniamo alle letterature straniere. Ancora due libri immancabili sullo stesso tema: La peste di Londra di Daniel Defoe (da Bompiani nella traduzione di Elio Vittorini), che racconta in «presa diretta» la celebre pestilenza del 1665, e La peste di Albert Camus (Bompiani), una pagina epica e tragica dell’Algeria degli anni Quaranta: forse il libro più profondo scritto sull’argomento. Ma ci sono anche i racconti, per chi preferisse testi più brevi: da due classiconi come La maschera della morte rossa di Poe a Morte a Venezia di Mann (eh sì, anche qui c’è il colera…), che merita anche qualche approfondimento audio-video (il film di Visconti del ’71, il melodramma di Britten del ’73), a La peste scarlatta di Jack London (Adelphi). Se poi preferite il vaiolo, non va dimenticato Jorge Amado con il suo  Teresa Batista stanca di guerra (Einaudi): chi l’ha letto commenta spesso di aver  avuto l’impressione di ballare una samba (vale anche per chi la samba non sa cosa sia: a questo serve la letteratura).

Un consiglio più personale, per chiudere, se avete voglia di una lettura che parta dal dramma per sdrammatizzarlo, come solo a qualche capolavoro è concesso di fare, è L’amore al tempo del colera del Nobel (meritato, e come) Gabriel García Márquez (Mondadori). In questo caso non dite «ho visto il film», e chi non l’ha visto non lo vada a cercare, perché non ne vale la pena.

E se scrittori come questi vi sono piaciuti, sapete bene che potete andare avanti per mesi a leggerli, anche quando non parlano di epidemie: a Defoe, per dire, sono attribuiti quasi cinquecento titoli… e García Márquez è autore di un romanzo che dovrebbe essere oggetto di lettura obbligatoria, Cent’anni di solitudine (Feltrinelli). Ma qui siamo già fuori dal tunnel. E leggendo, questo è certo, il tunnel si attraversa più in fretta.

Ultima modifica: Lunedì, 23 Marzo, 2020 - 15:43