Il genocidio del1994 in Rwanda materia di studio nel corso di Storia e storie del mondo contemporaneo

Venerdì, 20 Novembre 2020
Rwanda

In quella maledetta primavera-estate del 1994, nel cuore dell’Africa si consumò uno degli eventi più tragici della storia: il genocidio dei tutsi, ad opera degli hutu, in Rwanda. Una pulizia etnica che in soli 100 giorni provocò fra 800mila e un milione di vittime, fra cui donne e bambini, massacrati a colpi di machete. Una catastrofe umanitaria a riflettori volutamente spenti, perché l’Europa e l’Occidente preferirono non guardare.

Sullo sfondo, una situazione geopolitica che non è mai stata chiarita fino in fondo, come non sono mai state chiarite le ragioni del genocidio. Solo odio tribale? O la contrapposizione di due potenze occidentali, Francia e Usa, per stabilire aree di influenza in una delle regioni strategiche del pianeta? Nella regione del Kiwu, infatti, al confine con il Congo, si estrae il 90% del cobalto e del coltan, indispensabili per la produzione delle batterie dei nostri smartphone. 

A cercare di far luce su questi eventi è l’insegnamento di Storia e istituzioni dell’Africa, tenuto dalla professoressa Katia Visconti del corso di laurea in Storia e storie del mondo contemporaneo dell’Università dell’Insubria. Protagonisti di questo progetto sono gli studenti che hanno iniziato a investigare su quei 100 giorni di orrore e di crimini contro l’umanità.  

Venerdì 20 novembre in aula (a distanza causa Covid) gli studenti Davide Agnesi, Carlo Pedroli e Selina Gay incominceranno a presentare i risultati di una prima ricognizione storica sul genocidio: «Non ci sono parole per descrivere l’orrore» dicono, dopo aver raccolto testimonianze, documenti e immagini, le poche fonti esistenti.  

Il lavoro intorno a questo progetto continuerà per tutta la durata del primo semestre e i suoi risultati verranno presentati anche all’Ubuntu Festival delle culture africane (Varese, marzo-giugno 2021) che si propone di animare l'immaginario dell'Africa attraverso i racconti di chi vive nelle sue culture. 

L’Università dell’Insubria attraverso il corso di laurea in Storia e storie del mondo contemporaneo contribuisce attivamente all’organizzazione del Festival, coordinato da Coopuf iniziative culturali, con la partecipazione di Africa e Sport, Apa Amici per l’Africa, Asi Associazione servitori inutili, Cuamm Medici con l’Africa, Ballafon – Onlus, FilmStudio90, Gattabuia, Missionari Comboniani, Museo Castiglioni, Yacouba per l’Africa.

Ultima modifica: Venerdì, 20 Novembre, 2020 - 15:37